Grazie, comunque è vero, -10 è molto meglio!
Allora...
Roberta = Rub
Elisa = inventata... ispirata dall'Ire però, un po'
Marco = come ha detto il lipu
Laura = inventata (francesca quale? la mia vecchia amica? mmh no, non ci avevo pensato... )
Federico = Dani (è lui che amava i pokèmon, lipu xD )
Giovanni = Simo amico Dani
Filippo = Davide
Ecco il capitolo 2...
Prima che vi apriate in mille congetture, Giulio non è nessuno xD
Totalmente inventato da me, che pensavo che dopo una storia seria (Silvia è stata con Marco... Mmh... due anni e un mese circa, mi pare) Silvia si sarebbe trovata uno a caso!
Capitolo 2- Ma perché dobbiamo montare tre tende, scusa? Ci costerebbe molto meno montarne soltanto due! – insistette Silvia, al colmo della disperazione.
Tutti i suoi bei pensieri riguardo a Marco erano andati svenendo non appena, arrivati al campeggio, lui si era messo a insistere per montare tre tende. Tre tende avrebbero occupato tre piazzole, e tutti avrebbero speso un terzo di più, e questo soltanto perché lui e la sua Laura volevano la loro privacy. Quello era un atteggiamento proprio tipico di Marco: volere restare da solo con la ragazza, che tendeva a considerare una sua proprietà, a tutti i costi.
- Silvia, mi ero dimenticata che tu sei perennemente senza soldi d’altronde… Ma se proprio volete fare così, in una tenda dormite te, Giovanni, Federico, Roberta, Filippo e Elisa, e nell’altra io e Laura. È l’unico compromesso che posso accettare. – replicò lui freddamente.
- E va bene. Lasciateci almeno la Canadese a cinque posti e prendetevi voi l’Igloo a quattro, se non è troppo disturbo. – si arrese Silvia, più irritata che mai.
Apparentemente d’accordo con quel compromesso, senza rendersi conto che la sua richiesta era evidentemente fuori dalle norme, Marco si zittì, e tutto soddisfatto prese a montare la sua tenda, mentre Laura si stava sedendo su una tovaglia che aveva steso lì vicino. Mentre Marco e Laura si disponevano con comodità i loro bagagli dentro alla tenda appena montata, i nostri sei eroi cominciarono a adeguare le loro cose dentro la canadese, con un’evidente difficoltà. Cercando di non infierire sul fatto appena accaduto, Silvia prese a borbottare mentre era dentro la tenda, e mentre Federico e gli altri se la ridevano della grossa, Filippo mormorò:
- Silvia, Laura ovviamente non sa niente di… di prima, e insomma, Marco non vuole nemmeno che lo sappia, sai bene com’è fatto. Quindi cercate di limitare l’astio e le vecchie recriminazioni, se potete… Insomma, per Laura tu sei soltanto una vecchia amica di Marco, okay? Cerchiamo di non farla restare male. –
- Tranquillo. – replicò lei, cercando di mantenere un tono di voce calmo, ma non riuscendoci affatto. – Starò attenta a non ferire i sentimenti di Laura, non c’è nessun problema. –
- Bene. – replicò Filippo con aria tranquilla, convinto che tutto fosse a posto.
Soltanto Elisa sembrò capire che in realtà niente era a posto per Silvia, e cercò di sorriderle amichevolmente, ma Silvia era troppo presa nella sua rabbia per notare il gesto amichevole e comprensivo della ragazza.
Al termine della disposizione dei bagagli e delle tende i ragazzi decisero di andare a fare un bagno di prima mattina per inaugurare quel viaggio tutti insieme, così si diressero in spiaggia e occuparono un ombrellone tutti insieme.
Tra sbuffi e tuffi vari finirono tutti in acqua armati di una palla e si divertirono fra schizzi e annegamenti vari, mentre Silvia non riusciva a togliersi di mente le innumerevoli volte in cui aveva fatto il bagno con quegli stessi amici, ma nei panni della ragazza di Marco, che adesso stava vicino ad un’altra, che stava tenendo la mano ad un’altra, che la stava baciando…
Ma in fondo anche lei si era già trovata un altro, doveva ammettere anche che la sua “mezza storiella” con Giulio sembrava proseguire bene e secondo canoni non troppo soffocanti per una persona che aveva concluso da non molto un rapporto importante.
Dopo avere terminato il bagno tornarono sotto l’ombrellone, dove iniziarono a conversare tranquillamente: i dissapori di poco prima fra Marco e Silvia sembravano quasi completamente svaniti, e si stavano parlando come due vecchi e buoni amici che non avevano niente da recriminarsi l’un l’altro. Quando Silvia, Elisa, Federico e Filippo presero a parlare tra loro come erano soliti fare, e a ridere e scherzare, e a fare gli stupidi, persino Laura, che era stata zitta fino a quel momento non riuscì a reprimere una risata.
- Certo che siete proprio simpatici e mi fate ridere un sacco. Quando io mi sarò diplomata e Marco e io ci sposeremo vi inviteremo sicuramente! –
Tutti guardarono Laura con aria un po’ stralunata, ma soltanto Silvia ebbe la forza e il coraggio di scoppiare a ridere, e Marco, conoscendola bene e sapendo tutti i loro discorsi passati in proposito, intercettò lo sguardo della ragazza e rise a sua volta. Un discorso del genere fatto da una ragazzina di diciassette anni era ben strano agli orecchi di tutti, ma per Silvia poi, che in tutta a sua vita aveva giudicato stupide quelle che facevano certi progetti da ragazzine, e che non aveva certo voglia di sposarsi giovane, quelle parole erano assolutamente blasfeme.
- Ma parli seria? – le chiese, non riuscendo a trattenersi.
- Sì. – replicò Laura, un po’ disorientata. – Perché? –
Agli occhi ai quella ragazza sembrava che il sogno più bello in assoluto di ogni donna fosse quello di sposarsi a diciannove anni e mettere in cantiere tre o quattro bambini: proprio il sogno ideale di Marco, insomma. Che tristezza.
- No… Cioè, a me non piacerebbe sposarmi così presto. Cioè a me non piacerebbe sposarmi affatto, io sono per le convivenze, ma questa è un’altra storia. E comunque fra minimo dieci anni o anche di più. –
- E il tuo ragazzo cosa ne pensa di questo? – le chiese Laura, guardandola come si osserva un insetto piuttosto strano e cattivo.
- Non abbiamo una storia classificabile come seria, è una faccenda abbastanza libera, e comunque se mai dovesse diventarlo, cosa che dubito, lui la pensa come me. – replicò tranquillamente Silvia.
Simone, Federico, Roberta, Filippo ed Elisa che conoscevano la faccenda con Giulio tacquero, Marco invece alzò la testa e le lanciò uno sguardo penetrante e sprezzante allo stesso tempo.
- Un comunistone che ci va con mille altre, non si fa mai sentire e ti fa impazzire, insomma? –
- Una cosa del genere, sì. – ammise Silvia. – Ma a me non me ne importa poi così tanto, quindi non mi fa impazzire. –
- Comunista? – Laura storse la bocca. – E si droga, e beve? –
- Sì, un po’. – rise Silvia, divertita dall’aria scandalizzata di Laura.
- E fate sesso? – insistette Laura, spiazzando un po’ tutti con quella domanda.
- Be’. – Silvia divenne color peperone e abbasso lo guardo. – Be’, sì, ma… Be’… -
- E come lo hai conosciuto? – continuò la ragazzina, decisamente incuriosita.
Ormai al colmo dell’imbarazzo, non molto propensa a parlare di quelle cose davanti a quello che comunque era stato il suo ex ragazzo, Silvia avrebbe voluto fuggire da quell’argomento, ma ormai gli occhi di tutti erano puntati come lame incandescenti su di lei, e a questo punto decise di raccontare tutto.
- Nulla di che, alla fine di luglio, all’università… Ci siamo frequentati un po’, lui è di Pistoia, ma non è esattamente il mio ragazzo, Laura, non è nulla di serio. Ma anche se avessi un ragazzo serio non vorrei sposarmi. Cioè, capisco che tu sia sconvolta, magari ti sembro strana, mi dispiace ma… –
- E non sei mai stata fidanzata seriamente, da volere sposarti? – continuò Laura, sempre più incredula, e secondo silvia anche invadente e curiosa.
- Ho avuto un ragazzo serio ma… - tutti i presenti, soprattutto Marco, le lanciarono uno sguardo talmente incandescente da farle passare il desiderio di spiegare chi fosse stato questo ragazzo. – Insomma, già il termine “fidanzata” mi sembra strano. Ho diciannove anni, non ho voglia di essere così seria. comunque rispetto il tuo punto di vista e sono molto felice per la vostra scelta. Siete una bellissima coppia, congratulazioni, Laura e… Marco. –
Dopo queste parole calò un mutismo imbarazzante e assoluto fra i ragazzi, che fortunatamente fu interrotto dalla proposta di Federico di giocare a carte. Silvia stava per unirsi a lui e a Giovanni, per lasciare in pace le due coppie, quando il suo cellulare prese a squillare all’interno del suo zaino.
- Pronto? –
Silvia provò il desiderio fugace di allontanarsi, non appena le rispose la voce grave e sottotono di Giulio, ma la sabbia era troppo scottante e ci avrebbe messo troppo a cercare le ciabatte in mezzo a quel groviglio di asciugamani e borse varie, quindi rimase seduta sulla sua sdraio sotto gli occhi di tutti i presenti.
- Ciao Silvia, tutto bene? – le domandò dall’altro capo del telefono la voce di Giulio, sbrigativa come al solito.
- Sì, Giulio, tutto a posto. E te, come te la passi? – replicò lei, annoiata.
D’accordo, Giulio non era il grande amore della sua vita, eppure solitamente le era abbastanza simpatico, perché adesso le stava facendo soltanto afa, semplicemente perché si trovava a contatto con Marco? Perché Giulio, che aveva tutti i requisiti che durante i tempi della sua storia con Marco, aveva considerato gravi mancanze e ostacoli alla loro storia, adesso le sembrava lontano anni luce da lei? In fondo Marco era solo il suo ex ragazzo, adesso erano buoni amici e lui stava per sposarsi, basta, doveva togliersi dalla mente questi pensieri assurdi.
- Ma, sai com’è, al collettivo c’è sempre un po’ di problemi, sono arrivati i fascistoni di merda che ci hanno distrutto tutti gli stand per la festa che avevamo organizzato all’interno della facoltà e… -
Silvia allontanò il cellulare dall’orecchio e si lasciò andare ad un lungo sbadiglio: quei discorsi che non aveva mai potuto fare con Marco perché lui stesso era uno di quei fascistoni che lei e Giulio odiavano tanto, e di cui a suo tempo aveva tanto sentito la mancanza, adesso la stavano terribilmente annoiando. Possibile che Giulio non sapesse parlare altro che di manifestazioni, politica, fumo, alcool, eccetera? Che palle!
- … e quindi alla fine li abbiamo cacciati. Siamo stati grandi. Tu quando torni in redazione del Collettivo per scrivere l’articolo su questo fatto? –
- A ottobre, Giulio, quando iniziano di nuovo i corsi. Adesso voglio starmene in pace in vacanza. – replicò Silvia seccamente.
- Compagna a metà insomma? – le disse Giulio.
- No, semplicemente sono una compagna non fissata… - replicò lei. – Okay, Giulio, ci sentiamo, va bene? –
- Va bene Silvietta. Ciao! –